Dalla scarpetta di cristallo al tetto di cristallo

Diciamocelo: sono finiti i tempi delle favole, in cui la protagonista (povera ma bellissima) era condannata a sfighe degne del GUINNESS WORLD RECORD per poi essere salvata da un principe che le garantiva un vitalizio e un’esistenza regale … Cosa rimane del bacio del vero amore, del cacciatore coraggioso, del principe impavido e della scarpetta di cristallo ?? Ora su le maniche e alle 8 tutte al lavoro .. altro che …
La cavalleria si sa, è morta tanti anni fa con il generale Custer ! Sarà per questo che nel mondo del lavoro tanto, troppo resta ancora da conquistare ? Il TETTO DI CRISTALLO è il nuvo tabù da infrangere, sfondando metaforicamente l’effetto della disparità di genere sulla carriera. Perchè quando ci si comporta in modo professionale non è raro anche per una quota rosa arrivare a ricoprire un ruolo importante : e in generale questo accade in contesti dove per sopravvivere è necessario sgomitare, faticando il doppio per dimostrare di non essere da meno rispetto ai pari ruolo in giacca e cravatta. Nel lavoro occorre essere femminili ma non femmine : la parte EMOTIVA, che ci porta a sviscerare ogni problema partendo dalla preistoria, non è la benvenuta e non trova spazio nella nostra 24 ore (neppure nel modello più accessoriato di PiQuadro). Occorre essere pratiche, concrete per arrivare velocemente ad una soluzione. Anche se soffocare un pò del nostro essere richiede uno sforzo in più, i risultati non dovrebbero tardare ad arrivare. Abituarci poi a convivere con infami sospetti su come questi risultati siano stati ottenuti in realtà, fa parte di quella scorza da carapace che nascondiamo sotto i nostri tailleur d’ordinanza.
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Capacità, competenze e autostima vanno coltivate nel tempo in modo consapevole e coerente, evitando però nel contempo l’utilizzo di troppi aggettivi, troppe parole e troppi dettagli personali …
Non ho (ahimé) particolari esperienze lavorative all’estero ma le vacanze studio e gli scambi interculturali dei tempi dell’università, mi hanno dato l’idea di come le cose nel resto d’Europa funzionino diversamente: le DISPARI OPPORTUNITA’ sono, insomma, un prodotto tipicamente ITALIANO, proprio come la pizza ! Ancora troppe poche aziende del bel paese privilegiano un atteggiamento family-oriented rispetto alla determinata ricerca del potere e dell’affermazione lontana da impegni e responsabilità esterne. Quindi l’UOMO (inteso come essere appartenente al genere maschile) è maggiormente portato ad un naturale desiderio di raggiungere uno status ai vertici, grazie ad una mente sgombra da distrazioni extra-lavorative. La propensione alla famiglia tipica del nostro retaggio culturale, tramandata da generazioni di casalinghe tuttofare ( e non ditelo a me che nel sangue ho il gene emiliano dell’anolino !) pesa sullo status professionale come lo stracotto sullo stomaco il giorno di Natale ! Chi antepone il privato, anche solo temporaneamente, resta indietro ?
Ciò che in Italia si fatica a capire è che un dipendente realizzato nel privato è un dipendente legato per la vita all’azienda che gli garantisce un ruolo consono e una retribuzione adeguata alle reali capacità: nel nord Europa questa è , invece, una regola metabolizzata da decenni. Paternità, maternità e congedi parentali sono una prassi che non prevede ritorsioni, demansionamenti e nemmeno battutine .. ma si sa ; quelle sono altre latitudini, quelle sono altre favole ..
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