Proprio oggi, sfogliando una rivista ( non  fatevi ingannare dalla semplicità di questa frase: a casa mia sfogliare una rivista è un momento raro e prezioso ) una frase mi ha molto colpita: “Non esiste motivo al mondo per cui il tempo passato al lavoro debba essere meno piacevole di quello passato altrove”e ho cominciato a riflettere e a guardarmi intorno. E ciò che ho realizzato è che troppe persone sono imprigionate in un lavoro che non amano ( e forse non ameranno mai!).

Chi ha la fortuna di fare un lavoro che ama o di amare il lavoro che fa- tra le due cose c’è differenza, eccome se c’è – assorbe meglio lo stress e tiene il rilascio di ossitocina sotto controllo: le rughe, quelle arrivano comunque ma meglio averle ai lati della bocca che sulla fronte, non so se mi spiego !

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Investire tempo e sforzi in qualcosa che può solo condurci verso una chiara infelicità può minacciare seriamente la nostra salute e il nostro benessere portandoci ansia e frustrazione. Ma qual’è al giorno d’oggi il lavoro ideale ?!? La risposta in stile Wikipedia sarebbe ‘quello che ci identifica e per il quale abbiamo studiato’. L’ideale sarebbe dedicare la propria vita a qualcosa che ci piace: non esiste infatti maggiore sensazione di pienezza di quella di guadagnarci da vivere con ciò che ci appassiona veramente.

Se per necessità ci è invece toccato scegliere un impiego per portare a casa “la pagnotta” – come si dice dalle mie parti- questa forzatura non esclude che si possa lavorare con entusiasmo e soddisfazione. Ma il concetto è anche più semplice: basterebbe riuscire a provare piacere per ciò che si fa. La soddisfazione di svolgere i nostri doveri quotidiani con una nota di positività ci tiene lontani da quella sensazione di stanchezza cronica che porta ad una progressiva diminuzione dell’autostima e ad una preoccupante impossibilità di muoversi verso una qualsiasi direzione. La soluzione sta sempre in quell’energia di movimento che spazza via l’inerzia e la pericolosa, cronica non-azione e ci aiuta sia a sopravvivere nel nostro incubo attuale sia a muoverci verso nuove e stimolanti direzioni.

Un oggetto rimane a riposo fino a quando qualcosa non lo scuote

L’empatia con l’ambiente e con i colleghi costituisce un impareggiabile sistema di supporto che tiene sotto controllo i livelli di stress. Invece, decidere per un nuovo lavoro implica una dose sconfinata di coraggio: perché occorre tanto spirito di adattamento e tanta voglia di mettersi in gioco.

Ma come capire quando è davvero giunto il momento di darsi alla macchia una volta per tutte ? Credo che un piccolo test possa essere di aiuto …

  • Ripensando a fatti e misfatti delle nostre sudatissime 8 ore, riusciamo ancora ad individuare almeno 3 cose positive accadute durante la giornata ?

Che dipendano dalla nostra soddisfazione personale o dal riconoscimento di colleghi e superiori poco importa … Se qualcosa ancora accende la luce e stimola i nostri sensi vale la pena crederci fino in fondo e non mollare.

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Se invece la sera porta solo buio e stanchezza, se svolgere i proprio compiti diventa un obbligo giustificato solo dalla necessità di ricevere uno stipendio, è decisamente il caso di valutare nuove possibilità: magari con le spalle coperte da una retribuzione sicura, il salto nel buio o il rischio di un rifiuto fanno meno paura. E non è escluso che si riescano a trovare condizioni uguali o anche migliori … Allora perché non approfittare dei giorni di ferie per guardarsi un po’ intorno ?!?

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Qualunque sia la scelta, ciò che conta è stimolare la propria parte creativa e attiva, coscienti che nulla ci può difendere dal rischio di saltare dalla padella alla brace: per fare bilanci della serie “si stava meglio quando si stava peggio” occorre vivere almeno un anno nel nuovo ambiente ! Il passo fondamentale, qualsiasi sia la strada che decidiamo di percorrere, è connettersi con sé stessi e con la realtà che ci circonda e decidere quanto ciò che vediamo intorno ancora ci piaccia.

“Se qualcuno ti offre un’incredibile opportunità e non sei sicuro di potercela fare, rispondi di – SI- e dopo, impara come farlo”   R. Branson – VIRGIN –
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