La mia risposta alla lettera inviata a Beppe Severgnini da un’anonima mamma lavoratrice 

Cara mamma lavoratrice,

ho letto la tua lettera con il cuore in gola perché già sapevo dove saresti andata a parare. Spero non ti dispiaccia se ti do del tu. Non so chi sei ma è come se ti conoscessi. E ti ringrazio di non esserti firmata: perché tu sei me o io sono te, come preferisci. E insieme siamo un esercito ( e non uso il termine esercito a caso; non siamo forse sempre in guerra ?! ) di donne, compagne, mogli e mamme che combattono ogni giorno. Chi per uno stipendio, chi per una passione, chi per inseguire un sogno e chi per la propria indipendenza.

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photo via web

Siamo tante, eppure ciò che ci accomuna è la solitudine. La solitudine di chi non si sente compreso da nessuno e lotta sempre ai margini. Siamo le personalità borderline del nostro lavoro, sempre al confine tra l’essere professioniste affermate o figure presenti per la nostra famiglia. E un poco sano bipolarismo ci fa oscillare tra il delirio di onnipotenza e lo sconforto più nero. Perdonami se non riesco a fare paragoni migliori di questi: non so tu ma io folle mi ci sento spesso …

E mi danno l’anima ogni giorno quando entro al lavoro e mi faccio assorbire così tanto da dimenticarmi di chiamare il pediatra o prenotare il parrucchiere. Perché il prezzo da pagare è un tantino troppo alto. E ogni giorno sento di perdere il contatto con me stessa e con la mia vita. Ci provo a tenere tutto in equilibrio come un giocoliere, ma non sempre mi riesce di non far cadere a terra ogni cosa.

 

Sarei un’ipocrita se dicessi che non ci sia mai una gioia: se ci metti l’anima, magari arriva anche l’agognata promozione.. Ma la sensazione di camminare in salita, quella no, non passa mai. E ti ritrovi a dare ancora di più per dimostrare a tutti – e prima di tutti a te stessa – che tu non molli, perché fino a lì non ci sei arrivata certo per caso o per fortuna.. Allora è così che il circolo vizioso non si interrompe mai: e la vita personale e la serenità famigliare vanno a farsi friggere, perché tu perdi continuamente il contatto.

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photo by Jo(b)logs

Si può fare tutto ? Si, si può. Imparando a vivere per obiettivi realistici, sia personali che professionali. E imparando a delegare tutto ciò che possiamo non gestire personalmente: una cena take-away in più e qualche compito lasciato a quel collega così gentile e in gamba.

 

Perché il controllo sulle situazioni si può mantenere. Ma il controllo sulla propria vita è sempre difficile da recuperare.  E certi momenti, semplicemente, non tornano più.

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