Quando arriva il momento di tornare al lavoro dopo la maternità il mondo di una donna si spezza in due: diviso tra la paura di perdere il proprio ruolo di mamma e il bisogno o desiderio di ritrovare la propria dimensione in ambito professionale.

  “Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensi’ ciò che è reale”

Come possiamo gestire questa sensazione di sdoppiamento ? E soprattutto la spiacevole sensazione di sentirsi inadeguate, ormai, in entrambi i ruoli? 

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CON UN PIANO BEN STUDIATO, INTELLIGENTE E A PROVA “DI RIMPIANTO” 

Occorre agire d’anticipo e scegliere la soluzione migliore: che sia il Nido, i nonni o una tata i nostri figli percepiranno la nostra serenità (così come la nostra insicurezza). Sentirsi sicure della mani alle quali decidiamo di affidarli è il primo fondamentale passo verso un rientro il più possibile sereno.

Avere un pò di fiducia nelle capacità di adattamento dei nostri figli è il passo successivo. Perché loro ci stupiscono. Sempre. Spesso, ciò che per noi è un dramma, per loro è semplicemente un cambiamento: non facile da accettare magari, ma non traumatico. La loro capacità di adeguarsi alle situazioni è a tratti sorprendente. Anche se per esperienza devo dire che qualche “muso”  e qualche piccola ripicca è da mettere in conto, almeno per i primi giorni! Io che immaginavo rientri a casa pieni di struggente emozione, sono stata beatamente semi-ignorata per giorni ..

“Di notte gli adulti pensano ancora alle fatiche del giorno. Solo i bambini si addormentano stremati di mistero” F. Caramagna 

Una mamma che lavora è una donna che contribuisce all’economia famigliare. E se ha la fortuna di fare un lavoro che le piace, è anche una donna realizzata e soddisfatta. I nostri figli assorbiranno come spugne i nostri stati d’animo: quindi farsi travolgere dai sensi di colpa sarà altamente controproducente !

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Siccome l’EQUILIBRIO è spesso la scelta migliore, soprattutto nelle situazioni di transizione, un piccolo consiglio mi sento di darlo: non fatevi travolgere dall’ ANSIA DI PRESTAZIONE. Prendersi una pausa per chiamare casa quando ci prende la tristezza non farà che bene!

“Il bambino vive nel momento presente: è qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro, e qualsiasi cosa fa la fa con totalità, intensamente: ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa. E’ più felice dell’uomo più felice del mondo” 
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