Le denunce di lavoratrici vittime di ricatti sessuali sono in costante aumento.

E 7 donne su 10 cedono ai ricatti pur di non perdere il lavoro.

picture by Joblogs

Impossibile nel 2017, penserete voi ! E invece accade, eccome se accade. E la percentuale si divide in modo quasi equo tra chi ha subito vere e proprie molestie e chi “solo” qualche proposta indecente.

Ma la tecnica è quella della mosca e del ragno: la vittima viene attirata nell’invisibile ragnatela del suo carnefice con tecnici semplici e subdole. Complimenti in pubblico, elogi frequenti per il lavoro ben svolto e gratificazioni esclusive: tutto questo con il solo scopo di isolarla da colleghi e collaboratori, che saranno già pronti ad abbandonarla in caso di difficoltà. L’invidia e il sospetto dei colleghi diventa il terreno fertile su cui costruire l’eventuale difesa del persecutore.

Dire di SI

o accondiscendere a questo tipo di comportamento è spesso percepito come l’unica via d’uscita per ottenere o mantenere il posto di lavoro. Ma la vittima si infila in un vicolo cieco dal quale sarà impossibile uscire indenni: il ragno si stancherà presto della mosca e cercherà una nuova vittima da attirare nella rete.

E cosa accade invece se la “proposta indecente” non viene esaudita ?

E’ lì che il ragno scopre il suo perfido gioco e per la vittima comincia una vera e propria discesa agli inferi. Da impiegata modello elogiata in ogni occasione a vittima di mobbing il passo è breve.

La consapevolezza di ciò che sta accadendo arriva troppo tardi: e la rete dei sensi di colpa ha già fatto il suo subdolo lavoro. “Te la sei cercata” è quello che ogni vittima più e meno inconsapevolmente pensa dentro di sé.

Perché i meriti al femminile sono ancora conditi dal sospetto. 

E per questo motivo esistono anche le VITTIME IMMAGINARIE, create dall’invidia dei colleghi verso chi ha ottenuto risultati migliori.Invidia che può rovinare la vita lavorativa (e non) delle vittime allo stesso modo.

LASCIARE IL LAVORO NON PUO’ ESSERE L’UNICA SOLUZIONE !!

Uscire dalla rete del ragno è difficile ma non impossibile. Occorre mantenere lucidità e diventare abili detective. Occorre raccogliere le PROVE INCONFUTABILI del mobbing, con cautela e freddezza. Perché il “detto non detto” non basta. Così come non basta il sospetto o l’allusione. Occorre avere la lucidità di procurarsi PROVE SCRITTE (messaggi, e-mail, biglietti …) che devono però essere INEQUIVOCABILI.

Il ragionevole dubbio potrebbe essere sufficiente a rendere debole o addirittura inefficace la propria testimonianza d’accusa. La legge non è dalla nostra parte purtroppo. E i pregiudizi legati ad un retaggio culturale che giudica ancora le donne in base alla loro sessualità è lontano dall’essere superato.

Ma in tutto questo non si può rimanere sole: occorre aiuto psicologico, legale e medico. E in Italia ora lo si può trovare, grazie ai centri anti-mobbing che offrono diagnosi e assistenza sia privatamente (a pagamento insomma!) sia tramite associazioni no-profit – i riferimenti si trovano facilmente on-line –

Come sempre siamo NOI le artefici della nostra fortuna.

Augurandoci che i precedenti successi – legali e non – possano cambiare le cose verso un futuro più giusto ! E che la parità d’animo tra i sessi faccia scomparire questi ignobili abusi di potere.

Se anche tu hai un’esperienza da raccontare e ti va di condividerla, il tuo racconto potrebbe essere d’aiuto a qualcuno che cerca un appiglio di speranza …

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